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Voglio tornare a dire “E PECCHè?”

07/06/2012
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Se nel pieno della tua infanzia  ti ritrovi in un ospedale bloccata da tubi ed impaurita a qualunque camice ti si possa avvicinare non potrai mai tornare a vivere i tuoi 4 anni sognando ad occhi aperti. A me è successo questo. Tutto si è fermato per molto tempo: le corse al parco con gli amici, l’arrampicarsi ovunque fosse alto minimo due metri, l’esplorare nuovi sapori, lo stare insieme a tanti bambini ed essere creatrice di quel casino. Quando poi mi è stato concesso tutto questo era troppo tardi, avevo perso il treno. Ormai ero in quella dannata età nella quale sei piccola per tante cose ma sei anche troppo grande per altrettante.

Insomma, ero fottuta in un limbo deprimente mentre gli altri ancora ridevano di tutto quello che la vita gli aveva dato la possibilità di provare! Ho viaggiato con la testa per tanto tempo, fantasticando e creando storie pazzesche. Mi bastava poco per divertirmi, in attesa che il mondo si ricordasse di me. Poi è arrivata l’adolescenza e lì mi son rimessa in paro, o almeno credo.. perchè, in realtà, la fantasia l’ho sempre tenuta per la mano. Mi basta un pennarello, un libro, una canzone, un fiore per ritrovare in me quella bambina che non ha mai smesso di sognare e che inizia a non setirsi più a suoi agio in un corpo di 23 anni.

Forse è per questo che quando vedo un bambino provo un’invidia tremenda: quei piccoli esserini di gomma (perchè giusto di gomma possono essere quando si lanciano dalle peggio altezze e ricadono senza un graffio)  e sempre sorridenti fanno ricordare anche ad un’aspirante PeterPan come che c’è sempre tempo per quei pensieri felici che nel cartone ti permettevano di volare verso al seconda stella. Hanno la facoltà di vedere tra le nuvole le persone, di trasformare una sedia in un cavallo, di vedere una tenda degli indiani in un ombrello aperto! E quando il mondo dei grandi è troppo complicato da capire, gli basta dire una parola (che a me fa morir dal ridere): E PERCHè? La risposta e, quindi, l’innocenza di quel bambino dannatamente curioso dipende da noi, da una semplice risposta che può distruggere o contribuire a costruire i suoi sogni. Se ci si pensa la risposta del genitore è come un terremoto: non sia mai quando arriverà a cosa porterà di conseguenze.

E forse è per questo che quando vedo un bambino (in ospedale) “danneggiato” dal troppo realismo del genitore provo una rabbia tremenda: io ci son passata, so che significa pensare ad un sogno come ad un lusso, so che significa conoscere i nomi dei farmaci e non ricordare quelli dei sette nani, so che vedere una creatura così indifesa fa male e fa fare tante cazzate… lo so ed i miei ancora devono combattere con i sensi di colpa!

Ma proprio perchè lo so, genitori cari, vi prego di ascoltarmi:  fate sognare i bambini!

Fateli vivere tra i colori ed i profumi. Fate i biscotti con loro. Fateli sporcare. Fategli capire che il  “vissero tutti felici e contenti non esiste” ma che l’amore non ha mai smesso di vivere. Fateli piangere ma voi non fatelo mai davanti a loro. Fate ragionare il vostro cervello con il loro, e non viceversa. Ma soprattutto, non tappategli le ali per una vostra paura. Le ali prima o poi andranno via per conto loro, ma i vostri figli resteranno per ringraziarvi.

18 commenti leave one →
  1. 07/06/2012 12:28

    A me fa piangere questo post… 😥

  2. 07/06/2012 12:54

    Mi hai fatto proprio commuovere. Davvero.
    In un certo senso posso quasi dire che ti capisco: al compimento dei miei 7 anni ero già passata per le corsie dell’ospedale due volte. Di cui una, davvero piccolissima, per incredibile urgenza.
    Ma soprattutto durante la seconda “vacanza non richiesta”, quando ormai ero già più “grandicella” e in grado di ragionare, ho provato le tue stesse emozioni. Trovarsi chiusi in una stanza, lontana da casa, fra medici, medicine, aghi, visite su visite, cicatrici per le operazioni, paura e tutto il resto. Il mondo sembrava quasi essersi fermato lì, fra quelle mura.
    E io, devo dire, sono stata fortunata dato che non ho avuto cose eccessivamente gravi, ma comunque curabili. Io non so quanto tu sia stata in ospedale, quanto tempo tu abbia trascorrere fra quelle mura. Ma sono convinta che, sia un giorno o lunghi mesi, una situazione come questa è inconcepibile per un bambino. E la voglia di sognare passa velocemente mentre sei lì…resta solo la paura e la mancanza di casa, della famiglia, degli amici, dei tuoi giocattoli e di una vita sana e tranquilla.
    Hai detto una cosa bellissima “fate sognare i vostri bambini”. Non c’è niente di più vero, non posso che concordare.
    Concludo questo commento lunghissimo con un abbraccio forte forte e con un grazie per avermi fatta commuovere (lo dico sinceramente).

    Vale

  3. 07/06/2012 12:58

    cavoli, sai che è proprio un bel post? Quanti genitori dovrebbero legerlo….

  4. 07/06/2012 13:00

    magari anche con una L in più….

  5. bibybear permalink
    08/06/2012 12:14

    Bhe anche noi forse ci rendiamo conto di quanto sia bello essere piccoli e poter viaggiare con la fantasia… noi vogliamo sempre crescere.. io ho avuto la fortuna di poterlo fare, anche se i miei non sono mai stati i tipi che mi aiutavano a farlo, per cui non l’ho mai fatto, è come se non fossi stata mai bambina… oggi me ne pento, perchè mi sono persa una parte importante della mia vita, che purtroppo non ritornerà… quantomeno so che non permetterò che un giorno i miei figli, se ci saranno, faranno lo stesso…

  6. 09/06/2012 10:49

    I bambini sono magici e non imparano a parlare per perfezionarsi, ma per venire incontro alle difficoltà di espressione degli umanoidi adulti depotenziati! Se tutti ci destrutturassimo diventando meno razionali e più bambini, senza dubbio ci guadagneremmo tutti in benessere e serenità…

  7. 10/06/2012 11:22

    Arrivo qui per caso, partendo da un tuo commento ad un mio post, dedicato a mia figlia, di oltre un anno fa. Penso che esser genitori non sia sempre facile: non ci sono ricette o manuali da seguire ed a volte il mondo, le cose, la vita intorno ci rema contro. E’ una strada che a volte può sembrare in salita.
    Ma un figlio è un dono immenso, il più grande che abbia mai ricevuto nella mia vita, è semplicemente oltre, più grande, più importante di tutto, è sopra ogni cosa.
    E pertanto ricambiare il dono regalando sorrisi, sogni e amore incondizionato, condito con una porzione generosa di baciotti, mi sembra il minimo che si debba fare.

    E comunque, considerato che quando mia figlia avrà la tua età sarà ancora (almeno per me) una bimba, ergo, per la proprietà commutativa, tu sei ancora a pieno titolo bimbissima. Quindi adesso vatti a cercare una bella pozzanghera, calza un paio di stivali rossi, e di corsa a saltarci dentro a piedi uniti!!!

  8. 10/06/2012 12:29

    Che carino questo post🙂 Son solo felice che tu ora stia meglio!

  9. 11/06/2012 06:39

    Sono nata con la guerra….ma ho avuto una madre che ha regalato alle mie sorelle e a me l’arma meravigliosa della fantasia. L’ho conservata nel cuore….l’ho fatta crescere nelle mie figlie, la divido volentieri con i miei nipotini e con i nipoti delle mie amiche. Sono convinta di essere stata fortunata e il tuo post me lo conferma…..
    Se avessi qualche anno e qualche acciacco di meno andrei nelle corsie dell’ospedale dei bambini a fare il clown, come Patch Adams….

  10. 11/06/2012 19:47

    Non sai quanto ti capisca! Ci sono passato anch’io e forse dovrei fare qualcosa per quei piccoli che non se la passano tanto bene…
    Bel post e…grazie per essere passata da me!!

  11. 12/06/2012 10:38

    bellissimo😉

  12. 15/06/2012 16:53

    Hai proprio ragione… Sono incredibili e invidiabili….

  13. 16/06/2012 16:05

    Ho letto tutto questo bellissimo articolo. Brava. Mi è piaciuto veramente molto.
    Purtroppo mi hai fatto ricordare che era mio dovere di anestesista accogliere in sala operatoria anche dei bambini. Ebbene tanti di quei bambini venivano in sala operatoria tranquilli e sereni perché i genitori dicevano loro: ”Vai che ti fanno la fotografia.”
    Ma noi non facevamo loro la fotografia e, per quanto si cercasse di essere delicati, bisognava arrivare all’anestesia generale per passare all’intervento.
    Il risveglio non era gradevole e la “fotografia” una presa in giro e… perdita di fiducia nei confronti dei genitori.
    Mi son trovato più volte a redarguire certi comportamenti!

  14. karina890 permalink
    16/06/2012 17:52

    Farnocchia è bellissimo. Soprattutto è bellissimo che proprio tu sia entrata in un ospedale senza dimenticare cosa hai passato. un Kiss :*

  15. 07/07/2012 16:42

    Concordo con tutto quello che hai scritto. L’infanzia è forse l’unica età in cui sognare risulta ancora possibile, quindi perchè non farlo? Perchè demolire castelli che con tanta fatica un bambino si prefigura come luoghi in cui rifugiarsi, nascondersi? Solo perchè “la vita vera non è questa”? Certo, sì, ma c’è tempo per capire qual è la verità. E c’è anche tempo per non perdere la possibilità di sognare.

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