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Memorie di una paziente

08/09/2010

Non è facile per me parlare di certi momenti della mia vita, ma quest’estate ho capito che dovevo contribuire anch’io nell’abbattere  alcuni cliché che girano intorno ad un tema scottante come la malattia.

Circa un mese fa mi trovavo (in uno dei pochi momenti di trastullo della giornata) a parlare con mia zia su temi profondi ed impegnativi come: amori, scoopponi, litigi familiari, sesso, tragedie sentimentali e dimensioni delle tette. Tra una risata e l’altra esce il capitolo ”a settembre devo fare talmente tante visite che fanno prima a ricoverarmi” e mia zia, che ha un angioma cerebrale, mi parlava preoccupata che non sa quanto ancora potrà vivere serena sapendo che ha uno pseudo-tumore nella testa; così mi confessa di aver fatto l’azione più banale del mondo: è andata su internet alla ricerca di blog su persone che hanno il suo stesso problema.

“Non sai quello che trovi! ce ne fosse uno che parla di un’esperienza positiva. Eppure la medicina fa passi da gigante, la gente guarisce..ma nessuno ne parla. Perchè non lo fai tu??”

Così eccomi, a parlarvi di me, regalandovi un pezzetto poco divertente della mia vita. Fate ancora in tempo ad andare via se siete di cuore debole.

Avevo 4 anni, mio fratello era appena nato, i pranzi con i parenti erano quelli di una volta (ovvero di almeno 25persone)  e nella vita di tutti noi regnava la pace più assoluta.   Poi la mia maestra notò che non ero più la vipera iperattiva di sempre; ero stanca e avevo una marea di lividi.   Lo disse a mia madre , che lo disse al pediatra, che lo disse ad uno specialista…insomma dopo sto passaparola sanitario ebbi il risultato di tanto girare: LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA!

Cosa poteva aver fatto di così sbagliato una bambina di 4 anni per trovarsi con un fardello del genere addosso, da una momento all’altro?   Cosa aveva fatto per vedere i suoi genitori piangere come forse non aveva mai pianto nemmeno lei?   Forse non lo saprò mai.    So solo che tutto è iniziato da lì, da quella diagnosi.   Venni ricoverata all’ospedale “Bambino Gesù di Roma”.    Lì,  tra alti e bassi , ho combattuto contro la morte per un anno;   per fortuna venni costantemente seguita e coccolata affinché tutto quel dolore mi fosse presentato come un gioco:  quando la notte non dormivamo, le infermiere ci portavano in ambulatorio e ci facevano ballare; quando avevamo fame gli infermieri ci portavano di nascosto le ciliegie; quando ad agosto faceva caldo e non c’era nessuno, i genitori ci portavano al Gianicolo a mangiare il cocomero o a vedere il cannone a mezzogiorno; quando facevo la brava e non piangevo dopo i prelievi più tosti, i miei mi compravano le casette con i personaggi della Disney;  quando i dottori non ci vedevano noi, piccoli innocenti, facevamo le corse clandestine con gli alberi delle flebo.    Era tutto un gioco per noi, o almeno così credevamo.   Tutto un gioco…anche se io ricordo tutto:  le punture, il cortisone, mio fratello di pochi mesi sballottato tra i parenti mentre i miei erano con me, i capelli che non c’erano più, le lacrime nascoste di mia madre, i bambini che non tornavano più….. solo dopo mi è stato tutto più chiaro.   Ma quello era un patto che i grandi avevano fatto ed il segreto non poteva essere svelato mentre si giocava, solo alla fine uno doveva sapere il trucco….e  forse è stato il segreto che ho più apprezzato da parte dei miei genitori:  se siamo stati bravi è anche grazie a loro.

Tornando all’argomento principale:  dopo un anno di ricovero sono uscita. Ora non faccio più nemmeno un controllo ma a volte   i ricordi riaffiorano, soprattutto di notte, quando la mia mente è più vulnerabile, o quando (da brava impanicata e creatrice di film mentali) ”mi sento strana”.    [Un esempio?? fino a qualche mese fa ho fatto decine di controlli per sapere se le chemioterapia mi potessero portare alla sterilità o se poteva tornarmi qualcosa a causa di una sostanza nei colori dei tatuaggi (le solite notizie del caspius che ti danno in tv e che ti fanno impazzire) .]      A volte fa male, tanto, a tal punto da farti urlare in piena notte o da ritrovarti gli occhi lucidi. Poi respiro, mi calmo e ragiono: CAVOLO! SONO VIVA E SANA, HO UN TETTO, UNA FAMIGLIA SPLENDIDA, DEGLI AMICI E UN RAGAZZO CHE MI SOPPORTA…COSA DIAVOLO DOVREBBE FERMARMI? Nulla!    Così metto da parte le cicatrici, volto pagina e ricomincio a cazzeggiare, cosa che mi riesce davvero divinamente.    Insomma, sono tornata ad essere la vipera iperattiva di prima e VOI lo dovete sapere, dovete capire e sperare…si può tornare a sorridere…SEMPRE!

22 commenti leave one →
  1. 08/09/2010 21:02

    Non è facile raccontarsi ma tu hai centrato l’obiettivo.
    La condivisione non è una medicina in pillole ma ha un potere molte volte maggiore per affrontare la malattia.
    E quel “sempre” che chiude il post è un sorriso ed un abbraccio che lo sta a dimostrare.
    Ciao

  2. 08/09/2010 21:25

    Già, non è facile raccontare quello che si è passato, anche perchè significa ricordarlo mentre magri si cerca di lasciarselo alle spalle. Ma superare non significa dimenticare, e tu ne hai dato la dimostrazione parlandone.

  3. 08/09/2010 21:28

    Camionista, mi hai fatto commuovere.
    Eh sì, hai fatto bene a scrivere una storia a lieto fine.
    Goditi tutta la vita che hai.

  4. 08/09/2010 22:06

    sono contenta che il mio messaggio non sia stato frainteso..però mi dispiace che vi ho addirittura commosso!! giuro che dal prossimo articolo torno a minchieggiare!! GIURIN GIURELLO!!

  5. 09/09/2010 12:04

    Si dice che chi fa il mio mestiere diventa cinico. Vorrei far vedere a tutte le persone che lo dicono, l’espressione che adesso ho dopo aver letto la tua storia!
    Riuscirei a piangere anche mentre faccio una medicazione!
    Un tuo post o un commento adesso non ricordo con precisione , letto qualche tempo fa, mi ha acceso una sorta di lampadina, una spia, avevo capito che in passato qualcosa c’era stato nella tua vita.
    Solo adesso comprendo!
    Ho postato un film nel mio blog, ed ho pianto così tanto quando lo ho visto. Sono riuscita a rivivere in quelle immagini i dolori e le sofferenze di mio padre.
    Posso dire con certezza che chiunque affronti nella vita una problema del genere, ha di sicuro le palle, la determinazione e la forza per affrontare qualsiasi altra cosa.
    Una bambina di 4 anni o un uomo di 46 (mio padre), non fanno nulla per meritarsi certe cose…eppure il mondo va così!
    Tu la vita la hai capita,e avevi solo 4 anni…
    la mia storia è un pò diversa, ma non ne parlerò mai qui sul blog. leggerete le mie lamentele, i miei sbrocchi e tutto il resto…ci penso ogni giorno, ma la voglia di vivere bene è troppa!

  6. 09/09/2010 23:08

    sì, era davvero un bel post.
    conosco tante persone che sono o sono state colpite da malattie più o meno gravi, e che ne sono uscite più o meno bene. altre che non ne sono uscite affatto.
    grazie per il tuo bel messaggio, grazie anche da parte loro. perché a chiamare per nome i problemi, i problemi si spaventano, e a volte scappano via.

  7. 10/09/2010 09:34

    Delicato modo di toccare argomenti pesanti sostenuto dalla morale che non si piange sul dolore ma si volta pagina – complimenti – sei riuscita a far sembrare scorrevole un percorso umano che segna la pelle ma che ferisce anche la psiche – è questo conferma la forza delle donne!

  8. 10/09/2010 10:58

    sei stata una bambina coraggiosissima, con due genitori che comprendo profondamente, da mamma di una bimba che di anni ne ha due.
    La Vita c’è, di tutto il resto facciamoci cantastorie e andiamo sempre avanti.
    Abbracci.

  9. 10/09/2010 14:52

    Al di là del positivismo totale direi che si può tornare a vivere SPESSO.
    Condivido con te la voglia di lottare SEMPRE perchè vivere anche solo un giorno più ne vale, ma nessuno di noi ha la bacchetta magica e la certezza del domani in tasca.
    Il tuo messaggio di forza è in ogni caso magnifico.

    • 10/09/2010 14:56

      so che non è sempre così e so benissimo che non è facile pensare o ipotizzare un futuro quando non c’è. non confondiamoci, la vita non è sempre rose e fiori! io volevo solo dare una nota di speranza a chi vuole aggrapparsi a qualcosa e convincere che anche se fa male passerà..in un modo o in un altro! se ne leggono troppe di storie andate a finire male e ho pensato che magari trovare una storia a lieto fine potesse fare solo che bene all’anima..

      • 10/09/2010 17:57

        Hai fatto benissimo Farny cara. Una storia così fa bene all’anima e anche al cuore.

  10. 10/09/2010 14:59

    Testimonianze così sono sempre intime e toccanti. Grazie per averci fatto entrare un po’ a casa tua.

  11. bitunicode permalink
    10/09/2010 17:54

    You rock baby!

  12. raspa permalink
    12/09/2010 18:54

    Chapeau Farnocchia, queste si che sono belle parole.
    R.

  13. 14/09/2010 17:50

    Brava, bellissimo toccantissimo post, condividere è sempre importante, un grazie a te e a quanti l’hanno capito

  14. 14/09/2010 18:52

    sono.. tipo.. senza parole.
    grazie per aver scelto di condividere con noi questa esperienza.
    il cancro è una cosa terribile, una malattia che spesso divora chi ne viene colpito, e quando colpisce un bambino, sembra ancora più ingiusto. ma tu ce l’hai fatta, sei qui, oggi. e ci hai dato questo bellissimo messaggio di speranza.

  15. 25/01/2012 11:32

    Brava per la forza che hai dimostrato e che dimostri, sei grande!

Trackbacks

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