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Riforme Universitarie e manuali di serie tv

02/06/2010

Il bello dell’avere orari assurdi all’università è che, molto spesso, sono la prima a tornare a casa e a portare sotto braccio le mille riviste (sempre quelle di qualche intervento fa) che mia madre ha in abbonamento.   Oltre a sbavare difronte vestiti stupendi ma costosi quanto 3 stipendi di un comune operaio, leggo con piacere interviste, recensioni di libri, suggerimenti riguardo mostre e rubriche di personaggi, insoliti in questo mondo femminile, degni di piena stima come Gene Gnocchi, Marco Travaglio, Alain Elkan e (finalmente ho rivalutato quest’uomo!!) Mario Giordano.  Tutto questo mix perfetto e piacevole rappresenta ‘A’-Anna, una rivista settimanale alla quale mia madre è legata da una vita.  Qualche settimana fa, nel n°18, ho trovato un articolo molto interessante dove si parla di università e dei nuovi metodi di insegnamento che a macchia d’olio stanno contaggiando tutti i più prestigiosi atenei: sto parlando dell’inserimento nei programmi di interne lezioni basate su quelle che per molti di noi sono ormai momenti fondamentali della nostra giornata/settimana….LE SERIE TV!

Ebbene sì, Homer e compagni entrano all’università!  Qualche esempio: alla Rochester Institute on Technology di NY sono stati inseriti i Simpson nel programma del corso di letteratura;  all’università di Muhlenberg, in Pennsylvania, una professoressa di teologia ha invitato i suoi studenti a riflettere dui doveri di Data, androide di Star Trek;  alla Cattolica di Milano un docente fdi filosofia ha scritto ”La filosofia di Lost”.

Quando ho finito di leggere l’articolo non potevo crederci, ero senza fiato..il mio sogno stava diventando reltà: finalmente noi (ormai i nostri figli che io ormai posso sol osperare in 2 anni di università)avremmo potuto studiare anatomia guardando Gray’sAnatomy,o letteratura da Castle, o scienze politica da South Park , o guirisprudenza da Ally McBeal, o managment da Sex &the City (dai in tutti questi anni con lavori normali fanno la vita da miliardarie) o medicina generale da Scrubs….

Lo so è tutto abbastanza assurdo, ma secondo me ci sarebbero molti più laureati all’anno e dato che i nostri numeri nazionale fanno sempre compassione io direi che forse è il caso di provarci!

Intanto che qualcuno si dà una svegliata continuo a sognare sul divano davanti la tv e mi affido a Santo JD e Benedetta Carrie!!

 

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  1. 11/10/2010 21:56

    ahahah guarda io che studio cinema al DAMS alla facoltà di lettere e filosofia posso assicurarti che è già una realtà, al mio primo anno per “Storia e critica del cinema” mi sono vista qualche serie tv e ci ho studiato sopra, è molto interessante soprattutto prendere in considerazione le serie americane perché sono veramente ben fatte e al contrario di un film, che potrebbe sembrare un qualcosa di più elaborato, le serie devono lavorare sempre a diversi livelli, ovvero: c’è sempre la storia principale, poi un secondo livello, una storia secondaria che magari ha a che fare con i protagonisti in primo piano… insomma sembra tanto semplice, ma spesso le storie migliori non sono sul grande schermo, ma sul piccolo!

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