Skip to content

Le NUOVE chiavi di Casa Effe

01/12/2013

 Bene. Finalmente ci siamo! Ho ridipinto le pareti, i mobili sono al posto giusto, gli abiti sono tutti nell’armadio, le tende colorate si intonano alla perfezione con il divano ed il forno è già caldo.

key-new-home

Dopo un anno di stop, indecisioni, momenti di pausa ed idee geniali posso finalmente cambiare casa! Una casa tutta mia, più grande ma sempre calda ed accogliente per tutti voi che vorrete passare a trovarmi anche da quelle parti.

Che altro dire?

CLICCATE QUI E CITOFONATE “EFFE”! 

www.volevofarelaprincipessa.com

Questo spazio rimarrà aperto ancora per qualche tempo, giusto per assicurarmi che tutti voi possiate superare lo shock, vestirvi bene, comprare la classica pianta da inaugurazione e farvi offrire una cenetta nella mia nuova dimora.

Vi aspetto numerosi.. e passate parola!

Il tarlo

26/11/2013

Quando si tratta di uomini sono davvero stupida. Sono proprio stupida!

Per quanto il mondo associ la parola “complicazione” al genere femminile, mi è sempre risultato difficile capire quell’essere strano e peloso che è l’uomo. Pensi che non ti fila ed invece ti ama alla follia. Pensi che sarà amore eterno e che ti porterà per il mondo sul suo cavallo bianco ed invece già ti ha piazzato un bel paio di corna. Pensi che stavolta di lui non te ne fotte meno di zero ed eccola là che sei cotta a puntino. Con gli uomini, quei pochi che sono capitati tra le mie grinfie, ho sempre fatto/pensato/capito tutto il contrario di tutto.

Certo, le porte in faccia mi son servite a farmi una bella pellaccia e la mia perseveranza nel dare fiducia a questi poveri elementi poco sviluppati emotivamente mi ha ripagata profumatamente. Ora capisco, mi faccio capire, non devo creare formule matematiche per trovare una soluzione a tutti i miei guai.. insomma, ho trovato il dizionario degli uomini! O almeno così pensavo.

Pensavo. Perchè tu vivi bella serena ed in pace con te stessa, contenta di questo fantastico equilibrio vitale/mentale che ti sei creata, quando nella tua testa s’insinua Il Tarlo.

tarlo[tàr-lo] s.m.

1 Larva di vari insetti che arreca danni al legno rodendolo e scavandovi piccoli fori e gallerie
2 fig. Pena persistente, che non dà pace e rode l'animo SIN assillo: il t. del dubbio, della gelosia

Il Tarlo è anche la specie peggiore di uomo. è il classico tipo che conosci da una vita, che ti è capitato di vedere all’azione con altre povere ragazze (ignoranti della fauna maschile e speranzose di avere difronte a loro l’uomo della loro vita), che sai che va evitato come la peste ma che ti ritrovi sempre e comunque trai piedi. Passano gli anni, le vostre strade si dividono, tu pensi di esserne uscita definitivamente ed invece eccolo che torna a trapanarti il cervello.

Solitamente il Tarlo è un fico e, cosa peggiore, sa di esserlo. In più è recidivo, quindi se non abbocchi alla prima sta sicura che, tempo un paio d’anni (ed il tempo di qualche storiella montata per farti credere che il ragazzo è cambiato) e vedrai che torna. L’astuzia del Tarlo è soprattutto il suo non far nulla per non essere mandato a cagare definitivamente. Sta lì ed aspetta. Si fa vedere e sentire raramente, quel che basta per ricordarti che lui è lì e ti sta scavando prima il cervello per poi passare al cuore e (nella peggiore delle ipotesi) anche qualcos’altro!

reject

Per anni sono impazzita dietro a questa bestia ed alle sue apparizioni mistiche nella mia vita, a tal punto da tradire non solo gli altri ma anche me stessa. Il Tarlo ti confonde, ti smonta le certezze di una vita come fossero le gambe di un tavolo di legno antico. Continua fino a quando, stanca, non crolli tra le sue braccia nella speranza che quell’insetto bastardo si trasformi nella creatura più bella e amabile del mondo. Tu, appunto. Io non sono mai crollata e stavolta, per precauzione, ho trattato il legno prima che si creassero i primi buchi, non ho aspettato di dovermi leccare le ferite.

Insomma, ho scacciato il Tarlo (forse) una volta per tutte.  La cura è stata semplice ed indolore. In più, stavolta, mi son divertita a fare quel genere di donna che gli uomini vorrebbero tanto eliminare dalla faccia della terra: La Fica che se la tira! Se non riuscita a fare la Fica questo non lo so, però che spasso tirarsela fino allo stremo delle (sue) forze!

Finchè le stelle saranno in cielo- Kristin Harmel

19/11/2013

Ci sono libri che una volta letti ti entrano dentro immediatamente. Altri te li vorresti tirare in testa (o meglio, in testa  a chi l’ha scritto). Poi ci sono quei libri che ti esplodono dentro e, per un po’, pensi di aver metabolizzato ma è proprio quando non ci pensavi più che inizi a vedere i sintomi.

Nessuno ha la vita che si aspettava, ma è il modo in cui ci si adatta alle difficoltà a determinare se si è felici o no.

finchè le stelle saranno in cielo- cover

Un po’ come un’esplosione nucleare: c’è l’esplosione, si tolgono le macerie e dopo anni ecco le deformità dovute alle radiazioni. (la metafora fa schifo, ma rende l’idea). Ecco, questo libro mi ha deformata dentro! Chi poteva immaginarsi che una donna con problemi economici, una figlia adolescente che la odia ed una vita in frantumi potesse prendermi per mano e trascinarmi in un vortice di emozioni, luoghi ed avvenimenti del genere?! Nessuno, forse neppure Hope -il nome della nostra protagonista allo sbaraglio, un caso?- ed è proprio questo il bello.

Insieme a lei ci ritroviamo a gestire la piccola pasticceria di famiglia, avvolti in un turbinio di profumi e sapori antichi, rimaniamo affascinati davanti quel semplice gesto che la nonna fa ogni sera, viaggiamo per città lontane (Parigi) alla ricerca di un passato mai conosciuto prima. Ho pianto, riso e cucinato con questa donna come se fossi stata sempre lì, nelle vie antiche della città dell’amore che ricorda un pezzo di storia davvero tragico e spregevole.

In un solo romanzo vengono trattati amore, memoria, cucina e malattia; quattro argomenti che da sempre mi tengono incollata alle pagine di un libro, nonostante il tempo a disposizione scarseggi. Ma della mia vita frenetica ne parleremo in un altro momento.

Sapeva che per preparare paste così bisognava essere buoni e gentili. Il cuore di una persona traspariva sempre dai dolci che cucinava, e se c’era oscurità nella sua anima ci sarebbe stata anche nelle sue paste.

L’amore: quello puro ed eterno, che resiste difronte al tempo ed alla distanza, e quello conflittuale e dolce che c’è sempre tra una madre e sua figlia.

cooking-biscuits

La memoria, quella che non si dovrebbe mai dimenticare perchè è proprio dagli atroci errori del passato che si spera di non fare certe cazzate nel futuro (anche se tra di noi continuiamo comunque ad ammazzarci per un nonnulla). Parlare della Shoah non è mai semplice per noi che l’abbiamo studiata sui libri e non provata sulla pelle. Qui però viene trattata in maniere decisamente soft, rapportandolo a un presente che a volte guarda indietro a tali eventi in modo sbiadito e confuso. Nella memoria vi è la nostra identità e guardare il passato con occhio distratto è un lusso che non possiamo permetterci, soprattutto adesso.

La cucina, unico luogo (vero ed immaginario) dove regna da sempre la pace tra generi e religioni (e qui, di religione, se ne parlerà tanto ed in modo del tutto inaspettato).

La malattia, nello specifico l’Alzheimer, che sta divorando i ricordi di Rose (la nonna di Hope) ma che non può far nulla davanti alla forza dell’amore! Ho potuto vedere con occhio “tecnico” cosa succede a queste persone e posso assicurarvi che vedersi portar via la propria vita, senza poter far molto, ti fa davvero incazzare. Poi  senti un odore, una canzone o magari vedi una vecchia foto ed ecco che il tuo cervello riparte e ti attacchi a quel ricordo con tutte le tue forse. Questo è quello che fa Hope: ricorda, aspetta e spera il suo unico vero e grande amore. Ed intanto guarda le stelle!

Ora so che il principe esiste davvero, che le persone che ami possono salvarti e che il destino potrebbe avere per tutti un piano più vasto di quanto riusciamo a capire. Ora so che le fiabe possono diventare realtà, se soltanto hai il coraggio di continuare a crederci.

Libro scorrevole ed emozionante, decisamente ben scritto. Consigliatissimo a chiunque volesse aprire mente, cuore e (perchè no?) anche lo stomaco – con le ricette interculturali di nonna Hope.

Nell’armadio di Effe #1: Tee Trend.

05/11/2013

Il freddo inizia a bussare alle porte romane, ma questo non mi blocca nel presentarvi un brand Made In Italy (da non sottovalutare in questi tempi “cinesi”) che ho provato ultimamente.

wardrobe-nothing-to-wearParlo di TeeTrend, un brand dinamico e davvero interessante che sto conquistando il Paese e gli armadi dei VIP nostrani. Nonostante la “romanità” di questi ragazzi, solo da poco ho avuto la fortuna di conoscere questa realtà ancora piacevolmente convinta che QUI si può lavorare ed investire il proprio futuro!

Il fatto che, appunto, abbia deciso di provare e parlarvi di loro non è un caso. Mi è stata data la possibilità di avvicinarmi al mondo della moda e voglio indagare da dentro se, tra il made in china e l’anoressia “professionale”, c’è qualcosa di buono e bello. E qui, per ora, è andata alla stragrande!

Torniamo a noi: questo brand ne ha davvero per tutti! A l gentil sesso dedica ben quattro collezioni (Basic, Hologram, Couture e Leggings), per uomo siam oa quota tre (Basic, Couture e Hologram.. in pratica hanno pensato bene di evitare i leggins!) e per non farsi mancar nulla hanno pensato anche ai pupi e ad una linea di accessori! Ci sono davvero stampe per tutti i tipi, per tutte le situazioni, per tutti i gusti e (soprattutto) per tutte le tasche (alcune, è bene dirlo, devono essere belle grandi!).DSCN0633

La t-shirt che vedete nella foto è della collezione COUTURE. Questa collezione è ispirata ad opere d’arte, in particolare quella che ho provato ha una stampa di Severin Roesen, forse il più famoso pittore americano di nature morte  della metà del XIX secolo, nonché grande appassionato di birra; si dice infatti che il signorino usava inserire i boccali di bionda anche nei suoi quadri.

La vestibilità è spettacolare! Io tendo a vestire in modo comodo ma curato e MAI monocolore.. e devo dire che questo capo ha tutto quello che cerco, sia per il giorno che per una sera un po’ più fichettosa (ebbene sì, anche io raramente mi trucco da battona e spolvero un bel tacco12).

Ricapitoliamo: arte+ moda etica+ birra. Potevo non presentarvi un outfit del genere?

Per avere altre info ed acquistare questo od altri capi UOMO-DONNA TeeTrend visitate il sito di MOOD54!!

La Caprese taroccata

29/10/2013

Della serie “le cattive abitudini non muoiono mai.. e nemmeno i kg di troppo!”. Nonostante il fatto che abbia deciso solo recentemente di buttarmi nella moda etica ed ecosostenibile, non ho mai messo da parte mestolo e forchetta. E la bilancia lo conferma. Ma se sapeste il motivo dei miei peccati di gola allora non potreste darmi contro.

Uno di questi risale a circa un mese fa quado, con Secchione e ciurma a seguito, siamo andati a mangiare al RIstorante Al 58, un locale carinissimo (in tutta la sua semplicità) dove è possibile mangiare degli ottimi (ed abbondanti) piatti tipico marini. Dimenticavo, il locale non è altro che una suggestiva ed antica palafitta sul mare santamarinellese! Qui, oltre ad aver mangiato un piatto di tonnarelli più grosso di me, ho mangiato/assaporato/pianto una caprese cioccolatosissima davvero eccezionale. Ovviamente ci sembrava brutto chiedere la ricetta così, conoscendo le mie doti da “intrugliona in cucina”,abbiamo deciso di tentare la sorte rifacendo il dolce una ovlta tornati a casa (e smaltite le calorie del pranzo).

Dopo aver cercato per le vie infinite del web ed aver contattato chunque conoscessi con origini napoletane (oh, io non lo sapevo che la caprese è campana..mica posso essere crocifissa per questo, o no?!) mi sono lanciata in un mix di dritte, reminescenze e follia culinaria.

Detto questo, sono lieta di presentarvi la CAPRESE TAROCCA!

INGREDIENTI:

  • 250 gr di farina di mandorle
  • 50 gr di farina 00
  • 200 gr di zucchero
  • 150 gr di burro
  • 5 uova (se sono grandi ne bastano pure 4.. ma dato che più son grandi più son vecchie… facciamo 5 piccole e via!ahaha)
  • 1/2 bustina di lievito
  • 250 gr di cacao in polvere2013-10-24 17.17.31

PROCEDIMENTO: ho usato il “metodo americano”, cioè prima tutto il secco e poi i liquidi. Unite le farine, il cioccolato, il lievito e lo zucchero e mischi bene. Aggiungere il burro (bello sciolto) ed iniziate a lavorare il composto. Per il burro, in realtà, ho usato 100gr (ne avevo comprato poco..uhuhuhuh) ed ho aggiunto mezzo bicchiere di latte (altrimenti non lega l’impasto); con l’occasione ho cercato di ridurre un po’ i grassi.. la prossima volta proverò con meno burro e più più yogurt! Separate le uova e montate a neve (con un pizzico di sale) la chaira. Unite i rossi all’impasto. Per ultimo unite la chiara montata all’impasto, cercando di non smontarla, e buttate tutto al forno prima per 10 minuti a 200° e poi per 30 minuti a 170°.

PS: il dolce godurioso che il ristorante ci propose aveva anche uno strato interno di farcia cioccolatosa. Per questa prova ho preferito far evitare un principio d’infarto a chi ha assaggiato la mia versione, ma se voi amate il rischio e la ciccionaggine pura fatevi sotto!

PPS: la foto non è un granchè ma ho dovuto farla di corsa col il celulare prima che il dolce finisse del tutto. Fidatevi, è davvero buona!

The best is yet to come

23/10/2013

Chi mi conosce sa che ho poche certezze e molte regole (molte di queste pervenute dalla saggezza delle donne della mia famiglia). Molte di queste non vi interesseranno mai, ma ce ne sono un paio che devo spiegarvi, solo per farvi davvero capire il senso di questo post.

choose-your-own-styleFa solo quello che davvero ti piace (cit. Mamma): i miei vengono da famiglie totalmente diverse ma hanno in comune una cosa, hanno iniziato a lavorare prestissimo. Vuoi per necessità, vuoi per non darla vinta a mio nonno nel fare l’università, sta di fatto che nella vita hanno fatto tanti sacrifici, hanno stretto i denti e (da soli) hanno costruito la vita che ora si stanno meritatmente godendo. Ha rinunciato a molto ed ancora oggi se ne pentono, per questo mi hanno sempre ripetuto di inseguire i miei obiettivi e fare quello che ho sempre sognato senza MAI scendere a compromessi.

Ricordati degli altri: questo è il onsiglio più ripetuto nella mia famiglia da decenni. Guardati sempre intorno e ricordati che la tua felicità dipende da quella degli altri e viceversa. Non dico di mollare tutto e fare il San Francesco della situazione, per carità! Però ricordiamo che il nostro presente influirà sul futuro degli altri; anche se su scala mondiale vi sembra una goccia in un oceano siamo moralmente obbligati a considerare gli altri…o almeno io lo sono!

L’italiano è una certezza (cit Nonna): mia nonna è figlia di bersagliere, ha sempre avuto una vita agiata, e quando sposò mio nonno (romano sciupafemmine della roma borghese) si avvicinò molto alla moda con la emme maiuscola. Ora la pensione l’ha fatta ridimensionare nelle sue abitudini, ma sull’abbigliamento non si scherza: se compri italiano campi cent’anni! Mi ha sempre detto che la ricercatezza dei materiali, i tagli e la creatività italiana non ha mai avuto rivali (alla facciaccia dei mangia baquette), quindi a casa mia si cerca di comprare quasi sempre MadeInItaly, a costo di spendere un po’ di più.

Per questi ed altri motivi, come ho già recentemente detto qui, ho deciso di aprire le porte  della mia casa ad amici (vecchi e nuovi) con belle idee in testa e progetti che MI PIACCIONO.

Da qui nasce la mia collaborazione con Mood54, un sito di e-commerce che offre  capi di abbigliamento e accessori esclusivi scoprendo realtà aziendali ancora sconosciute; per i più esigenti dà anche un ampio spazio alla vendita outlet di grandi marche mentre per chi, come me, è sempre alla scoperta di brand etici, italiani ed eco (compreso Re-Bello) è davvero una grandissima fonte di novità. Come se non bastasse un team preparato e davvero gentile (io li ho conosciuti, belle persone con cui ti senti a casa) ti sengue nella scelta del look  più idoneo o, semplicemente, nel  suggerirti le ultime tendenze moda.

Prossimamente vedrete nel dettaglio di cosa sto parlando, intanto andate a dare un’occhiata al loro sito e ditemi che ne pensate.

Vado ad elaborare una ricetta per eliminare 3 kg di cachi che il fruttivendolo ha gentilmente regalato a mia madre. Oh, ma vuoi vedere che facciamo la fine della moglie di Fantozzi col fornaio?! In tempi di crisi non si sa mai..

 

PS: rimanendo in tema di collaborazioni, tenetevi pronti: La Libreria avrà bisogno di voi per un progetto super solidale! Scaldatevi..

PPS: la scorsa settimana ho fatto un dolce “zozzissimo” (che a casa Effe rappresenta il livello più alto di “estrema goduria dolciosa a prova di dieta”). Entro breve metterò qui tutto, voi intato fate un po’ di dieta.. ne avrete bisogno!

 

I wanna be Monica Vitti

14/10/2013

Era bella, troppo bella per quel mondo troppo finto! Anche se, in realtà, lei bella non ci si è mai sentita.

monica-vitti-bwÈ‎ da quando ha silenziosamente compiuto  i suoi meritati e tormentati 80 anni che ci penso. La guardo in tutte le sue sfaccettature: nei film, sulle più grandi riviste di moda, negli scatti privati. La guardo e l’unica cosa che riesco ad elaborare è: Dio quant’era bella!

Era bella, anche se diceva che il suo volto aveva aperto la strada alle “bruttine del cinema”. Qualcuno, per non offenderla, aveva detto che era poco fotogenica e che “con quella voce così strana e rauca era impossibile fare teatro figuriamoci del cinema!”. Ma c’era chi l’amava e  la vedeva bellissima,  con quel volto leggermente asimmetrico. Registi, attori, spettatori, uomini, donne, anziani e bambini. Le donne la vedevano come quella perfezione raggiungibile; gli uomini si perdevano nel suo sguardo così sensuale.

Provocante e provocatoria, amabile ed amata. Con quel fisico che poteva permettersi di tutto senza scendere mai nel volgare. Ah sì, era stilosa.. superstilosa!

Era bella e così diversa dalle altre, con quel viso così marcato e morbido allo stesso tempo. Il colore dei suoi capelli cambiava, in barba alle mode del tempo, ma i suoi occhi così penetranti e puri restavano sempre gli stessi.

Recitava l’amore tormentato e quello ironico come se parlasse della sua vita. Disse “ Scoprire di far ridere è stato come scoprire di essere la figlia del re“. Non ha mai smesso di mettersi in gioco, fino a quando ha deciso di dire basta, salutare educatamente e sparire.monica-vitti

Era bella, adesso non lo so ed ho paura che nemmeno lei lo possa sapere. La memoria non è stata sua alleata, come per tante altre signore di una certa età che la mia professione mi ha permesso di seguire nella loro tormentata ricerca dei ricordi. Così elaboro un altro pensiero: si riconoscerà? La mattina, dopo il primo trauma nel ritrovarsi in una camera (sempre) nuova, chi troverà dall’altra parte dello specchio?

A questo non posso dare risposta!

Dovrò accontentarmi del suo passato, provando ad immaginare una fragile vecchina dagli occhi tanto profondi quanti sono gli attimi che hanno immortalato. Niente botox ne abiti imbarazzanti per lei, solo un tocco di rimmel ed una bella treccia. Ecco, voglio immaginarla così, genuina e bella ancora adesso, perchè è così che mi piacerebbe essere. Vorrei essere come la bella e brava Monica Vitti! Per stasera mi acontento de “La Ragazza con la Pistola”.

 Le donne mi hanno sempre sorpresa: sono forti, hanno la speranza nel cuore e nell’avvenire.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 311 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: